IL TROMBATORE

Storie di un uomo che ama le donne... e le tromba!
giovedì, 14 agosto 2008

Sonnifero naturale

Il Trombatore, a volte, non riusciva a prender sonno. Allora, in quei momenti ti estremo tedio, si faceva una sega. Dopo si sentiva meglio, un po' più stanco, ma spesso non bastava. Rimaneva sveglio a guardare il soffitto e a pensare alla fica. Allora, dopo un po', si faceva un'altra sega. A volte la seconda sega era sufficiente a spomparlo quanto bastava per fargli prender sonno, ma in certe serate afose d'estate, no. Nemmeno dopo la seconda sega riusciva a chiudere occhio. Una sera, dopo la terza, tesissima sega, ebbe come un presagio. Si vide all'alba sdraiato immemore sul letto, sudato, distrutto, con gli occhi iniettati di sangue. La polizia entrava nella stanza, rovesciava il suo corpo ormai esanime, la scientifica contava gli schizzi di sborra sul madido lenzuolo sgualcito e alla fine emetteva il tremendo verdetto: la morte era sopravvenuta per troppe seghe, 15 per l'esattezza.
Allora il Trombatore ebbe uno scossone. Pensò che quella non poteva essere la sua fine, non poteva certo passare alle cronache come il primo morto segaiolo della storia, lui che da tutti era conosciuto come il Trombatore.



Allora decise che, se proprio Morfeo (non Domenico, il calciatore, bensì il dio) quella sera non voleva fargli visita, avrebbe escogitato un altro sistema per dormire. Prese il cellulare, scorse la rubrica fino alla lettera M e poi chiamò il numero di Maludà. Maludà era una giovane senegalese dalla pelle nerissima e dalla fica bollente che faceva la cameriera al Sushiamelo, un locale di cucina tipica giapponese della città. L'aveva conosciuta tempo prima e avevano passato insieme delle belle serate piene di sesso e rock n' roll (la droga no, perché costava troppo). Lei, tutte le volte che raggiungeva l'orgasmo diceva al Trombatore:
- Quando mi vuoi trombare basta che mi fai uno squillo, io per te corro sempre, hai un cazzo fantastico.
Si ricordò di quelle parole e pensò che sarebbe stata un ottimo sonnifero.
Lei rispose dopo parecchi squilli, la voce impastata dal sonno.
- Chi cazzo è a quest'ora? Merda di una vacca ingravidata a forza da un'antilope del deserto!
Pronunciò l'imprecazione in wolof stretto, e il Trombatore, benchè fosse poliglotta, non capì. Il wolof gli mancava.
- Ciao tesoro, sono io, il Trombatore.
Lei, a sentir quelle parole, si svegliò per bene e cambiò subito tono.
- Ciao amore, come stai?
- Bene,  ma non riesco a prender sonno.
- Hai provato a farti una sega?
- Sono già alla terza, ma niente… hai qualche alternativa da propormi?
- Povero caro, dammi cinque minuti che mi vesto e vengo da te.
Dopo un quarto d'ora suonò il campanello dell'appartamento del Trombatore. Lui aprì immantinente e si trovò davanti una figa da paura: una stangona d'ebano rivestita di uno spolverino attillato che lasciava vedere l'ombelico e due puppe prorompenti. La minigonna bianca faceva vedere uno string infilato fra due chiappe sode come meloni e due sandali etnici che davano al tutto un tocco di originale esoticità.
- Ciao bello, felice di trovarti ancora sveglio…
- Bella porcona, lo so io perché sei felice!
Lei emise un risolino e poi sfidò il Trombatore:
    - Ma dopo tre seghe sei sicuro che ti si rizzerà ancora? - e così dicendo si sollevò la minigonna e sbatte forte col palmo della mano sopra una chiappa.
Quel suono risvegliò gli ormoni del Trombatore che la prese e la tirò dentro casa. Le strappo quasi i vestiti di dosso, la fece inginocchiare e le porse il cazzo barzotto. Dopo poco di quel trattamento eccellente nella bocca della bella Maludà, gli tornò di nuovo duro. Allora la prese e la girò di spalle, lei si appoggiò al cassettone e allargò le gambe per farsi penetrare per bene alla pecorina. Lui iniziò a sbatterla come un forsennato e i gemiti di lei e di lui svegliarono più di una coppia nel palazzo. Eccitate, anche loro iniziarono a fornicare. Fu una notte di sesso collettivo.
    Alle sei di mattina Maludà si rivestì. Il Trombatore stava buttato sfinito sul letto. Lei uscì e dal pianerottolo gli disse:
- Adesso dormi, mio piccolo. E ricordati, quando non prendi sonno chiamami.
Lui voleva risponderle ma non ci riuscì. Era già sprofondato nella narcosi. In sogno, continuava a scoparsi a pecorina la bella Maludà.
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mercoledì, 13 agosto 2008

CHUPA CHUPS LOVER

 Il trombatore a volte andava al Mamas n' Papas, un american bar frequentato da studenti universitari e giovani fanciulle della zona. Una sera conobbe Anna. Seduta da sola al bancone mentre sorseggiava un cocktail, lo colpì con il suo sguardo penetrante e malizioso. Lui le si avvicinò e venne rapito dai suoi occhi neri e profondi. La ragazza era minuta, snella, con poco seno. Tutto il contrario del genere di donna che attizzavano il Trombatore, eppure, appena ci ebbe scambiato qualche parola, sentì una chiara vibrazione corrergli lungo il suo uccello. La ragazza lo arrapava, gli stimolava certi sensori in modo inequivocabile. Forse era la voce, forse il bel culo che lasciava intravedere un perizoma birichino. Non lo sapeva, sapeva solo che la voleva scopare.

Così, dopo un quarto d'ora di cazzate e convenevoli, la invitò a fare un giro in città. Lei era in visita turistica con amici, ma quella sera si era concessa un'uscita in solitaria. La portò per piazze e vie caratteristiche poi, al chiarore delle stelle, affondò l'attacco. Quando la vide sufficientemente molle e vogliosa, la spinse dentro l'antrone di una vecchia casa e iniziò a baciarla furiosamente. Lei non fece resistenza e lui capì che poteva andare oltre. Con le mani le alzò la gonna e, continuando a baciarla, le infilò due dita nella fica. Era già bagnatissima. Si portò le dita al naso, le odorò, le leccò e poi le passò sul volto di lei che emise un lieve gemito.
Continuò per un po' con quel ditalino mentre lei, nel frattempo, gli aveva tirato fuori l'uccello ormai duro e lo stava segando. Lui godeva e dopo un po' la spinse in basso facendole capire che voleva che glielo succhiasse. Ma lei, inaspettatamente, si rifiutò. Disse che se voleva poteva scoparsela ma niente pompini. Per convincerlo si girò e si piegò appoggiandosi con le mani al muro. Il trombatore però non capiva…
- Perché? Scopare sì e un pompino no?
- Lo so che è strano - disse lei - ma non mi piace.
- Aspetta a dirlo, prima assaggiamelo.
- Ho già provato, non mi piace.
- Fidati, prova un'ultima volta, il mio ti piacerà.
La ragazza guardò la punta turgida del suo cazzo, la cappella quasi risplendeva al chiarore di luna che veniva da fuori. Forse rapita da quell'immagine, decise di darsi un'altra possibilità. Si chinò e, con cautela, si infilò quella verga in bocca. Dette un primo assaggiò alla cappella, la leccò con la lingua e la strinse fra le labbra. Poi deglutì.
- E' incredile - disse sorridendo - Sai di buono…
- Che ti dicevo? Continua continua…
Lei riprese a succhiare, stavolta con più piacere e convinzione. Poi rialzò la testa e disse ancora.
- Sai di fragola quasi…
- Succhia, succhia…
Lei fu contenta di proseguire quel magico pompino, e quando i gemiti del Trombatore si fecero più forti e sentì le contrazioni dell'orgasmo, invece di ritirarsi serrò più forte quel cazzo fra le sue labbra. Lui esplose in una sborrata fantastica e lei ingoiò senza pensarci due volte. Nemmeno una goccia colò fuori.
    Dopo quella sera, i due si rividero diverse volte. Uscivano, facevano due passi e poi si chiedevano in un portone. A lei piaceva quella situazione e chiedeva sempre di fargli assaggiare il suo uccello.
    - Prima non mi piaceva, adesso ci ho preso gusto - gli disse una sera, mentre lo spompinava. Il Trombatore fu contento di aver sbloccato quella ragazza che, oltretutto, leccava da dio. Era anche fantasiosa e improvvisava sempre finali diversi: a volte ingoiava, a volte si faceva schizzare in faccia, a volte si faceva sborrare in mano e poi leccava il tutto. Arrivò anche a fargli tre pompini a sera.
    Dopo quindici giorni, la ragazza ripartì con la sua compagnia. Quando si salutarono gli disse:
    - Grazie di quello che mi hai dato, ricorderò con piacere il tuo cazzo alla fragola…
- Grazie a te, bocca fatata, mi hai fatto godere come poche.
L'ultimo pompino glielo fece nel bagno del treno, poco prima che partisse. Sì, ci aveva proprio preso gusto.
postato da: belmoro alle ore 13:03 | link | commenti (5) | commenti (5)
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domenica, 03 agosto 2008

Donna d'un solo uomo, lettore di un solo libro.

Camillo Sbarbaro


Come potete vedere continuano con estremo successo i post culturali del trombatore. Se preferite che torni al vecchio stile, ditelo. Altrimenti fo come mi pare.

postato da: belmoro alle ore 12:29 | link | commenti (2) | commenti (2)
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